La sera prima ho telefonato a Luciano.
- Allora, si fa?
- Sì, ma sa tutto Gianluca, che non ho sentito.
- E lui è con noi?
- Penso di sì, ci troviamo in piazza Mercato alle due.
- Cosa portiamo?
- Il solito.
Con la torcia in mano rovisto in soffitta; una sedia? Buona! ci sediamo a turno.
Cos’altro può servire?
Sotto una pigna di scatole ne vedo una bianca, esuberante di tubi che ne fuoriescono, sembrano spaghetti in una pentola troppo piccola.
È il gazebo! Chissà se è ancora buono? Vabbè, lo porto, se putacaso dovesse piovere.
E poi porto il tavolo componibile. OK, può bastare, sicuramente anche gli altri avranno qualcosa!
Carico il tutto sulla giardinetta, che inclina le ruote dietro.
Domenica.
- Damigelle, siete pronte?
- Sì, sì, solo un momento…la piastra per i capelli…lo smalto…il bidet…
- Non me ne bastava una? Ne ho prodotte altre due!
- Come?
- Niente, niente…andiamo?
- Sì, sì, tu vai e metti in moto, noi arriviamo subito.
Dopo tre litri di benzina mandati in fumo, finalmente arrivano.
Scarpe in mano e borsetta fra i denti, hanno ancora il coraggio di dire “hai visto?”.
Ho visto, la lancetta della temperatura piegata a fondoscala, ed ho sentito, la ventola che strillava come un’ambulanza!
Via!
Le portiere si chiudono sotto la spinta del propulsore, la belva uncina l’asfalto, schiaccio l’acceleratore con due piedi insieme, e non li tolgo, nemmeno per cambiare marcia.
-VAI PIANO!!! (per contratto le mogli devono dirlo) -STO ANDANDO PIANO! (anche i mariti)
Il Mezzo Meccanico entra “in coppia”, la pelle del viso beneficia di un temporaneo effetto lifting, quando, mi ricordo di formulare la solita domanda:
- Abbiamo tutto?
- mah, dunque, io sì, lei sì, e…GIULIA! Hai preso il tuo giubbotto?
- No…ma tanto fa caldo.
- FRENA!!!
Il siluro scodazza per 350 metri, poi si ferma, esterrefatto, fumante.
- Torna indietro.
Dieci minuti dopo il copione si ripete.
Rivia!
Questa volta non si frappongono ostacoli, procedo in continua accelerazione fino alle grotte di Valganna, dopo è tempo di frenare.
Il calcolo dei tempi non è perfetto, ed aprendo tardi il paracadute mi ritrovo all’imbocco dell’autostrada: inversione ad U, un po’ di slalom e siamo di nuovo in città. Stanca ma felice, la mia Giardinetta mi porta infine in piazza Mercato.
- Ecco i palloncini gialli! Sono lì.
Ci hanno messo in zona elle, fra Legambiente e L.A.V., forse perché sul banchetto c’è esposto “L’ateo”.
- Due tavoli ci sono già, porto il terzo?
- Due sgabelli ci sono già, porto la sedia?
- Ma sì, và.
Scarico il tavolo di ghisa e la sedia, e come capita sempre ai nostri banchetti, inizia il ballo dei tavoli.
- Allora, le gambe sono pronte, poggia il piano.
- Lì…no, là…questo giralo.
- Non mi piace…questo in mezzo, quello di qui e l’altro di là.
- No, così non và, il piano deve stare sopra, e le gambe sotto!
Dopo un quarto d’ora, l’assetto del piano espositivo è quasi deciso.
- Due dita più avanti…no, no, un pelo indietro.
- Ecco, così è perfetto!
- Ohhh, che bello! Peccato che non passa nessuno.
- Di grazia -dice Grazia- va bene la scritta “Bonifica Statistica”, ma non si capisce chi siamo: dov’è il nome dell’associazione?
- Poffarbacco! È vero!
- Vado a prendere il pennarello nero.
L’occhio attento di Grazia nota però un altro, piccolo, dettaglio:
siamo gli unici senza gazebo, ed il tempo non è dei migliori.
- L’ho portato. È brutto, ma se piove torna utile.
- Baah…nooo… non serve -dice Luciano- si sta aprendo il cielo.
Cinque minuti dopo, il cielo è tutto, uniformemente…chiuso!
- Vabbè, forse è meglio montare il gazebo, in fondo, checcivuole!
Vado alla Giardinetta e torno con la scatola piena di ferraglia.
Qualche anno prima l’avevo montato, ed il foglietto delle istruzioni l’avevo buttato, perché tanto, checcivuole! Le stecche sparpagliate sull’asfalto, dappertutto, come un shangai, e quattro omoni adulti, sedicenti razionali, il gravi difficoltà di logica.
- Questo tubo lo infilo in quel buco.
- Ma non vedi che sono due maschi?
- Sì, ma se spingo entra.
- No, no, devi infilarlo nell’angolo, ci vuole la femmina.
- Tu hai la femmina?
- Sì, ma serve a me, tu và a cercarti un’altra femmina!
- Guarda che i tubi hanno lunghezze diverse, il tuo è più corto e più piccolo.
- Devi fare l’angolo!
- Fallo tu! Io l’ho già infilato vicino alla gamba.
Triangoli, rombi, pentagoni, esagoni, e poi piramidi,
parallelepipedi: per mezz’ora abbiamo creato le più strane figure geometriche, tutte irregolari, poi la felice intuizione.
- Uno, quattro…sei.
- Cosa sono quei numerini stampati sui tubi?
- Magari vanno messi secondo un certo ordine.
- Sì, ma quale?
- Boh. Dammi tutti i numeri due, allungo ‘sto lato.
- Sentite, se i piedi sono tutti numeri sei, e le gambe numeri cinque, significa che la numerazione parte dell’alto, dal culmine.
- Proviamo…
Tubi che volano come i birilli di un giocoliere, sciabolate ad altezza d’occhio, e in men che non si dica il telaio è in piedi:
bello, perfetto, regolare, pareva lo scheletro di un dinosauro.
Nemmeno il tempo per contemplare l’opera, e già cadono i primi goccioloni.
- Il telo, presto!
- Aggancialo ai piedi!
- Finito, prendiamolo in quattro e scavalchiamo i tavoli.
- Uno, due, tre…alza!
Con le movenze di acrobati da circo alziamo il baldacchino, bianco, di un bianco papale, e come un pontefice sulla sua poltrona oscilla minacciosamente, ora a destra, ora a manca. A complicar le cose, una brezza autunnale si infila sotto il telo, producendo un fastidioso “effetto deltaplano”: i nostri vicini di banchetto sono scappati sottovento.
- Si ribalta!
- Tienilo!
- Alza ancora… ancora un pelo.
- Giù!
- Bellino, non peggiore degli altri.
- Sì, bello, ma i tavoli non ci stanno sotto.
- Già…spostiamoli.
Per le nostre esigenze servirebbero tavoli carrellati, i movimenti tellurici si placano dopo altri venti minuti: l’assetto definitivo.
- Che capolavoro!
Ci guardiamo in faccia l’un l’altro, orgogliosi, con le mani sui fianchi in posa Balilla, poi un sorriso di sfida ai vicini di tenda, che ostentano indifferenza e compatimento.
- Ci vuole una foto!
- Sì, ci vuole, però non c’è abbastanza luce.
- Luce? –dice il tuttologo di Legambiente- non c’è problema, basta pedalare!
- Chi si offre volontario?
- Io, io, -dice Luca-
Sale in sella alla cyclette e si appropinqua con andatura da gita sui navigli, il legambientalista collega la dinamo alle lampadine, poi chiude l’interruttore della prima lampada.
- Si accende fioca, pedala più forte
- Non c’è problema!
- E due.
- Non ci sono grossi problemi!
- E tre.
- Ogni problema ha la sua soluzione
- E quattro.
- Impegnativa, soluzione.
- E cinque
- Irrisolvibile!
- Dai, pedala!
- Sto trainando una roulotte?
La lingua di Luca si arrotola nei pedali ed il poveretto è costretto a fermarsi. Spavaldo si fa avanti suo padre, Riccardo. Si fa largo fra i curiosi con lenti movimenti delle braccia, come se nuotasse a rana.
- Spostati. Pivello. Ci penso io, lascia fare a me!
- Ohhh! Che uomo! –Sospira Carlotta-
- Ehhh, che uomo? – domanda Anna-
- Pronto?
- Sempre!
- E una.
- Sono difettosi i pedali, si sono bloccati!
- Dai, pedala!
- Stò…uhhff…peda…lando!
- Il filamento è rossiccio, pedala più forte
- Puhhhf…vi faccio vedere io…uhhuff!
- OK, basta così: quasi una!!
- Già, questa è la sua miglior prestazione -dice Anna- Intanto Gianluca, davanti al nostro gazebo, palesa le sue doti d’
affabulatore: gesticola, sorride e muta di continuo l’espressione del viso, pare circondare l’interlocutore. Chiunque si avvicini ai nostri tavoli, cercando invano di capire chi siamo, non sfugge ai tentacoli di Gianluca, il quale non aiuta la comprensione:
“Noi siamo per la difesa degli animali atei, dall’aggressione clericale, che ci vuole vivisezionare…e poi le pellicce…un nostro socio non ha più pelo in testa! Vede che sguardo tenero? Gli manca la parola!”.
Sia l’interlocutore che Vittorio si guardano straniti, confusi.
Confuso lo è anche Gianluca, che a volte indossa un berretto “L.A.V.” , a volte no, a volte si siede sotto un gazebo, a volte sotto l’altro.
Credo abbia perfino sbattezzato un gatto!
Tra i curiosi si avvicina ai tavoli un ragazzotto, già confuso di
suo: una dozzina di anelli conficcati nel labbro inferiore, che ricordano un po’ la tenda di una doccia, ha le orecchie ricurve dal peso della bulloneria ed i capelli insensibili alla gravità terrestre. L’elegantone si infila le mani in tasca, facendo attenzione a non pungersi con gli aculei del suo giubbotto, osserva pensieroso le nostre magliette esposte:
- Belle.
- Ti piacciono? Prendine una.
- No, no, sono troppo “leggere”
- Se hai una sparachiodi le puoi decorare a gusto tuo.
- Dici? Io ho una convenzione con una ferramenta, potrei usare viti autofilettanti.
- Sì, ma poi se le lavi non devi centrifugare, altrimenti la lavatrice diventa come il tuo giubbotto.
- Perché? Bisogna per forza lavarle?
Giulia mi interrompe, strattonandomi per il braccio: “Papi, dai vieni, andiamo a distribuire i pieghevoli!”. La scorta triennale di
pieghevoli: candidamente insistente, come una T.D.G., Giulia ne distribuisce a rotta di collo.
Nei pressi del carrozzone Rasta, orde di spettinati roteano la chioma a tempo di musica, come un lazo, seminando forfora come la neve dentro le sfere di vetro natalizie, e Giulia, inopportuna come solo lei sa essere, spinge il suo indice fra le costole di un “ballerino”.
- Hei, Signore!
- ‘zzo vuoi?
- Ho un pieghevole per lei, lo legga attentamente.
- Affancu.
- Hei, Signore!
- ‘zzo c’è?
- Glielo metto nel suo beauty, vicino al tabacco.
- Vabbè, ho finito la carta…può servire.
Poco più in là c’è un acrobata da strada, intento a roteare bolas infuocate. Si destreggia con calma e sicurezza, gli occhi socchiusi, concentrato, i pantaloni arrotolati al polpaccio, per non intralciare la traiettoria delle palle di fuoco.
Ditino nelle costole:
- Hei, Signore!
- Chi è? AIA!!!
- Stia attento, è pericoloso…
- ‘rcaputt!! ‘rcamad!!
- Vede?! Si è bruciato i peli delle gambe.
- ‘rcatro!! Te e tuo padre!!
- Le metto in tasca il pieghevole, lo legga, mi raccomando!
Satolli dai danni arrecati, torniamo ai nostri tavoli. Il tuttologo ambientalista spiega spazientito come funziona il suo scooter elettrico, e Riccardo annuisce, come se avesse capito qualcosa.
- Sì-ì, so tutto! Ma questo cos’è?
- La chiave di accensione.
- Sì-ì, ho capito! E questo?
- Il freno.
- Lo so-o! E questo?
- L’acceleratore.
- Non sono mica tonto! E come funziona?
- Si gira.
- Così?
Le braghe dei passanti strusciano contro le fiancate dello scooter, come le spazzole dell’autolavaggio contro la carrozzeria. Un uomo carico di charme accenna un sorriso beota: seduto composto sulla sella, la schiena diritta come le braccia, lui, che sfreccia incosciente tra la folla. Pare un attore romano degli anni sessanta.
Giacca di fustagno marrone, look da prof di filosofia, l’intrepido Riccardo torna alla base mostrando un contegno che non ha, tradito dalla luce che ha negli occhi: un minuto di gioventù.
Si fa buio, per Monia è ora di fare la nanna. Al suo posto arriva Viktor, che a dormire non ci pensa proprio. Pappa? Ma sì, facciamoci due pizze e due birre.
Con le dita unte di pizza, e la lattina vuota nell’altra mano ci guardiamo intorno: i nostri vicini di tenda hanno già sbaraccato, tocca a noi.
Dispiace un po’, smontare il nostro piccolo capolavoro.
Mak