Oggi è il giorno della pasqua cattolica. Come ateo la cosa non mi tange minimamente, ma le mie pargolette piagnucolano: * babbo, tu compri soltanto profumi per te *. Con le toppe alle ginocchia ed il musetto sporco, le poverine guardano gli altri bimbi che si abboffano di uova e colombe. E cosa dire della mia povera consorte; di nascosto aveva comprato l’agnello, ma io l’ho smascherata, l’agnello l’ho buttato ai cani del vicino, poi le ho ordinato: * pentiti, donna, stasera per cena rape bollite! *.
A parte gli scherzi, si pone per noi aatei un problema di ordine pratico; ogni festività religiosa non sappiamo bene quale atteggiamento tenere, da un lato non vorremmo farci coinvolgere nei rituali popolar-religiosi, dall’altro non vorremmo apparire degli * integralisti * aatei.
I recenti sondaggi di Raffaele Carcano indicano proprio quanto sopra scritto.
Giustamente qualcuno affermava che non basta essere contro, ma bisogna proporre, in positivo.
Essere a-tei, a-natalizi, a-pasquali è solo il primo passo, il più facile, però dopo tutte quelle A resta un vuoto. Non si tratta di fondare una nuova setta, ma piuttosto di offrire l’alternativa ai riti cristiani.
Non offrire nulla ai nostri soci, significa implicitamente acconsentire alle soluzioni * fai da te *, nelle quali ciascuno si destreggia come può.
Parliamoci chiaro, oltre all’uaar, ognuno di noi ha parenti ed amici, prevalentemente cattolici, che ci assillano con auguri di buona pasqua, regali, uova, inviti eccetera, e che ci coinvolgono nel turbine dei festeggiamenti.
Chi di noi è così duro e puro, con la determinazione di chiudere la porta in faccia a costoro? Oppure, in nome di quale alto ideale dovremmo isolarci da loro?
Probabilmente la soluzione fai da te che molti di noi adottano è quella di cedere ai festeggiamenti, senza farlo sapere all’uaar, beninteso, così l’onore è salvo.
L’associazione, dal canto suo, rallenta le attività, per cause di forza maggiore, un’apnea di comunicazioni, quasi a consentire a che si compia il misfatto.
Purtroppo io non ho idee buone in testa, ma credo si debba studiare qualcosa che occupi lo stesso spazio temporale della funzione religiosa, in modo che al termine della funzione, e del qualcosa di nostro, ciascuno si ricongiunga con i propri parenti-amici per l’abbuffata tradizionale, ognuno con il proprio pretesto per festeggiare.
Se io auguro buona pasqua a mio cugino, quello deve poter dire buon * qualcosa che non sia pasqua* a me.
Come ho detto deve trattarsi di un pretesto, ma non troppo pretesto: se l’evento fosse il primo dentino messo da Darwin, per i cattolici non sarebbe un evento rispettabile.
Penso a un evento consistente, la festa dell’Ateo per esempio.
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