sabato, ottobre 07, 2006

una sera di mezza estate

A Natale siamo (sarebbero) tutti più buoni, dicono loro.
Indiscutibilmente il Natale è l'apoteosi dei creduli, il periodo
dell'anno in cui si scatenano, loro.
Vabbè, allora, per la logica del contrario noi ci "prendiamo"
agosto.
Propongo lo slogan: AFFERR-AGOSTO.

Sempre per la logica del contrario, noi, afferragosto, siamo tutti
più fetenti, gli iridducibbili della curva sud. Non tutti gli aatei
sono uguali, ci sono quelli iuventini e quelli interisti, e tra loro
vi sono lievi divergenze d'opinione, rispetto allo scudetto, a
Materazzi, ai mondiali, a Moggi ed a qualcos'altro ancora.

L'amabile conversazione inizia con un garbato "Noi l'avremmo vinto,
se voi non l'aveste rubato!".
Nove secondi più tardi perdiamo la R di uaar, a sinistra s'odono
strilli indistinti di poiane, mentre a destra s'inneggia il
"Po-po-po-popoppò" con l'impeto di chi spegne le candeline sulla
torta.
Il cane si nasconde sotto il tavolo, il gatto drizza il pelo, la
brace nel forno si ravviva, per l'effetto mantice degli inni e per
la miscela di fiato-alcool. Poi, gli animi si quietano.

La povera Jo esce da sotto la tovaglia, la coda tra le zampe le
tocca la pancia, la pupilla dilatata indica un trauma psichico.
-Ma.ha qualcosa in bocca?
-Epilessia, no, è un osso.
-Le si è conficcato un osso in gola!
-Soffoca?
-Allora bisognerebbe intervenire prontamente!

Mentre ciascuno dice la sua, il tempo scorre.
-No, non è conficcato, forse vuole solo giocare..
-Si, ma non reagisce, ha lo sguardo perso nel vuoto!

Gli aatei amano la conversazione, anche nei momenti meno opportuni.
-Vorrei ispezionare l'apparato boccale della povera bestiola
sofferente, affinché io possa esprimere la mia opinione in merito.
-Ritengo superflua qualsiasi indagine, sgradevolmente antigienica,
ovviamente l'animale desidera solo l'attenzione!
-Io credo invece che il quadro clinico del cane non lasci spazio al
dubbio: l'aspetto asfittico indica chiaramente lo stato di
ipoventilazione.

Jo mi si avvicina, io le agguanto il muso con una mano ed infilo l'
altra nelle fauci, impugno saldamente l'osso e ruotandolo lo
estraggo. Non so dire se fosse conficcato, ma adesso non c'è più.

Afferragosto abbiamo fatto di tutto per distinguerci dai creduli:
tabacco ed alcool a volontà, viziosamente, incuranti del pessimo
esempio per i minori. Anzi, i minori li abbiamo intenzionalmente
traviati.
Io sono caduto nel tunnel del pasticcino, dosi sempre più massicce
fino a sfiorare il diabete, li ingoiavo intieri, senza muovere
mandibola. Oramai assuefatto agli zuccheri, il godimento era solo
psicologico, nel fare "marameo" alle spalle della consorte.

Emanuele aspirava violentemente la pipa, ma anche il sigaro e la
sigaretta, e qualsiasi materiale in combustione, forse anche la
brace del forno. Tratteneva il fumo nei polmoni sperando che ci
fossero ingredienti estatici, credo ne fosse convinto, a giudicare
dall'effetto placebo: dopo, scoppiava in una fragorosa risata.

Riccardo invece, consapevole del suo fascino latino, si atteggiava a
novello Che Guevara: con lo sguardo concentrato da intellettuale
debole d'udito, osservava interessato il suo sigaro dalla parte
accesa, come un sommelier scruta il calice di vino.

Riccardo ci intratteneva con i suoi aneddoti latino-americani:
"ballavo il tango argentino circondato da donne giovani, molto
giovani, una rosa fra i denti e due donne aggrappate alle caviglie,
le trascinavo come cenci, loro mi imploravano ma io dicevo no."
Carlotta lo guardava incantata, poi esclamava:"Ooh, che uomo!".
Anche Anna lo guardava, perplessa, poi diceva:"Eeh, che uomo."

Mentre le mie eredi si scolavano il rum, che si beve nei peggiori
bar di Caracas, il buon Emanuele aveva un guizzo di razionalità,
tastava i tranci di pizza sparpagliati nel raggio di due metri, per
misurare la loro temperatura: secondo un suo enunciato, che io
considero lucidamente logico, è insensato attendere che la pizza si
raffreddi, perché poi non la mangia più nessuno, quindi qualcuno si
deve assumere il gravoso compito di consumare le pizze tiepide.
Riccardo non lo sa, ma svariati tranci di pizza, agonizzanti nel suo
piatto, sono stati salvati in extremis dal lucido enunciatore.

Anche l'arrosto è stato prontamente salvato, grazie all'intervento
di un vicino del Luciano. Il potenziale associato stava per
abbandonarci, prima ancora di iscriversi: un conglomerato di arrosto
a presa rapida si era bloccato dietro al pomo d'Adamo, il poveretto
espirava ma non inspirava, tentava di spiegarsi ma nessuno capiva le
sue parole, solo un bicchiere di Fragolino ha rimosso il tappo d'
arrosto.
L'arguto giovanotto, dopo il bicchiere si spiegava molto meglio, e
sosteneva la differenza di vedute fra la sua e la nostra
generazione. Ho capito che aveva ragione quando ha spiegato il suo
lavoro: "Mi occupo di.collaboro con.mi interesso di.porto avanti un
progetto per conto di.tengo i contatti con.".
Ai miei tempi bastava dire: "Faccio il.".
Franca, della mia generazione , faceva l'indovina: "Mi sa che vuole
piovere."
Detto fatto, piovo.
Cosa fa un ferroviere a ferragosto?
Festeggia.
E se piove?
La ruggine.

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